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Intervista a "Per il Mare"
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Intervista a "Per il Mare"
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La pesca in mare Anello ricreativo ed economico

di Stefano Scotti

Pubblichiamo l'intervista rilasciata dal segretario dell'Associazione Per il Mare, Giulio Bellemo, alla rivista "Adriatico", ringraziamo la redazione per la disponibilità a valorizzare i divulgare i progetti e le iniziative dell'associazione. Per chi vuole può leggere ulteriori interventi nella rivista "Adriatico" scaricando gli articoli che troverà alla fine.

 




 

Nella foto:

Giulio Bellemo

Segretario dell'Associazione Per il Mare


Da alcuni mesi l'Associazione "Per il Mare" sta portando avanti un'accurata raccolta dati per quantificare una realtà amatoriale e sportiva, quella della pesca,che tutti sanno esistere, ma di cui nessuno conosce l'esatta consistenza numerica né il peso che ricopre nell'economia della nostra regione Veneto. Proprio infatti partendo da questa considerazione si è arrivati a pensare ad un più ampio e promettente turismo legato al mare. "L'idea -ci spiega Giulio Bellemo, segretario dell'associazione - ci è venuta nell'assistere, purtroppo,alla continua diatriba tra la pesca professionale e quella amatoria le e sportiva. È ormai incontestabile che il nostro mare sia in stato di sofferenza e che il nostro patrimonio ittico sia minacciato e in pericolo di estinzione. Questa situazione però non ha creato, come sarebbe stato logico, uno spirito di collaborazione tra gli utenti del mare per cercare soluzioni e rimedi. AI contrario,è cresciuto un distacco che ha portato le due componenti a vedersi come contro parti, ognuna vittima delle barbarie altrui e stiamo assistendo ad una pietosa gara in cui ciascuna realtà è impegnata ad addossare all'alt ra le colpe del degrado del mare. Questo non solo da noi, in Veneto, ma in tutto l'Adriatico e nell'intero Mediterraneo".

Ci sono segnali che mostrano questo 'conflitto'?

"Non proprio, perché mentre i comportamenti scorretti della pesca professionale sono facilmente individuabili, anche se purtroppo sembra non esistere una vera volontà di controllo, riesce invece difficilissimo, se non impossibile, cogliere quelli della pesca sportiva o semplicemente amatoriale".

Come mai?

"Perché la categoria della pesca non professionale in mare non esiste! Per pescare in mare non esiste alcuna licenza e quindi alcun controllo. Intendiamoci,non parliamo solo in senso repressivo per cui chi pesca in mare senza alcuna licenza è un pirata e un abusivo. Anzi, riconoscere ufficialmente l'esistenza di questa categoria significa sì innescare alcuni obblighi ma, soprattutto , impostare una carta dei diritti che dia dignità e voce a migliaia di persone che amano il mare e passano il tempo libero in armonia con la natura".

Quindi,come vi siete mossi?

"Dunque, ho ottenuto, dalla Regione Veneto, l'incarico di fare un censimento di chi pratica la pesca in mare in maniera non professionale, sia di quelli che escono in mare per fare gare di pesca, sia di chi esce con la famiglia o con piccole barche solo per il piacere di passare una giornata in mare con la speranza di portare a casa un buon piatto di pesce".

Quanti sono? Come fate ad individuarli?

"Dai dati raccolti, sembra esserci un esercito che fa girare una consistente economia, anche se risulta estremamente difficile censirli. È facile rintracciare quelli che hanno la barca nelle darsene, ma c'è chi la tiene nelle rimesse private o a casa e si sposta con il carrello. Ci sono poi quelli con i posti barca comunali o con concessione del Magistrato alle Acque; quelli che pescano in mare dalla riva o dalle dighe, E infine ce ne sono tanti che non hanno la barca e vanno a pescare in mare con amici o noleggiando barche apposite o partecipando alle battute di pesca organizzate da grandi imbarcazioni attrezzate".

Un lavoro di ricerca complicato...

"Certo, molto complicato e per render lo ancora più efficace abbiamo pensato di battere a tappeto anche tutti i negozi dove si comprano le attrezzature necessarie, In questo modo i miei collaboratori hanno raccolto numeri sorprendenti scoprendo che questa passione per la pesca mobilita un bel po' di soldi"

Quanti? Si può dire una cifra?

"Si può parlare di un giro di diverse decine di milioni di euro spesi annualmente da questa categoria ombra,Senza contare tutte le spese per l'acquisto, la manutenzione e lo stazionamento delle imbarcazioni necessarie per uscire in mare, Non ultimo, le spese sostenute per spostarsi da casa al luogo di pesca turismo, e quelle per le esche e per il carburante necessario alle battute di pesca".

Presidente di "Ville Venete & Castelli", realtà associativa tra le più importanti d'Italia che raggruppa il meglio dell'offerta turistica in Dimora Storica di tutto il Nord - Est, Giulio Bellemo non è riuscito a non vedere, da queste analisi e ricerche, una possibilità di creare turismo nel mondo degli amanti del mare e pescatori di giornata, "II turismo -continua Bellemo- è il mio ambiente e mi sono dedicato al mare perché coinvolto da amici pescatori e perché amo il mare da sempre, ma il mio ambiente è il turismo. Pensi che esistono dei charter che arrivano dall’estero appositamente per pescare gli enormi “siluri” che ormai popolano il nostro Polesine. Perciò ho pensato di studiare come incrementare il turismo nella nostra regione proprio facendo leva sul fascino che ha la pesca in mare”.

In che senso?

"Da interviste e scambi di opinione con i nostri pescatori ho saputo che, quando escono in mare spesso invitano amici che non hanno mai pescato o sono alle prime armi, l'amore per questa pratica sportiva è tale che ognuno vuole far sentire le emozioni che suscita anche a chi non le ha mai provate, Per cui spesso,soprattutto durante la bella stagione,i nostri pescatori invitano gli amici per un'uscita in mare e la visita della nostra regione. Questo è un modo per fare turismo. Esiste poi anche un turismo interno fatto dalle barche stazionate nelle varie darsene, i cui proprietari abitano in zone interne o in altre regioni e che, quando desiderano trascorrere un week-end o periodi più lunghi di pesca, si trasferiscono con la famiglia soggiornando in albergo o affittando appartamenti,o magari hanno la barca al traino di dimensioni modeste però che non permette certo il pernotto a bordo. Anche questa è un altra occasione di turismo legato alla pesca, infine, ci sono quelli che lasciano la famiglia a casa e alloggiano in albergo almeno una notte".

Ci sono quindi delle potenzialità importanti...

"Sono ancora impressioni incomplete, però ho già potuto farmi un'idea di un motore di sviluppo territoriale che può crescere in maniera esponenziale se solo si cominciasse a camminare in una logica di razionalizzazione e incentivo del settore. Ripeto, è una riflessione ancora grezza,per ora stiamo lavorando sul dato ed è quindi prematuro fare una qualsiasi valutazione sul turismo dei "pescatori di mare" e, tanto meno, avere un'idea esatta dell'entità e del peso economico che può generare. Ma intuisco che potrà essere una strada proficua se ben organizzata".

Ma perché puntare su questa fascia di amanti del mare?

"Perché già ora i presupposti mi fanno osare qualche intuizione sugli effetti benefici che possono derivare per l'economia veneta. Facendo alcune proporzioni,si può dedurre, senza paura di fare errori grossolani,che nel Veneto esista un esercito di alcune centinaia di migliaia di appassionati della pesca in maree il giro economico prodotto non è per niente trascurabile".

Chi è il "pescatore di mare"?

"Appartiene ad un target medio alto, circa il 48% sono imprenditori o professionisti ed un altro 30% pensionati con una buona capacità di spesa. La spesa annua pro capite è di 1.500/2.500 euro per le attrezzature e l'abbigliamento tecnico. Contando poi che, in Veneto, abbiamo finora censito circa I50 negozi di caccia-pesca e che ognuno di questi ha una media di 50 clienti, che praticano la pesca in mare, i numeri si commentano da sé. Ultimo dato è quello relativo alle spese per l'imbarcazione -l'acquisto, la manutenzione, il posto barca...-, le spese tecniche per l'uscita in mare -carburante, esche o pastura.,- e alle spese di trasferimento per raggiungere il mare,di vitto e alloggio".

Qual è il vantaggio per questi pescatori?

"II censimento è stato il primo passo per dare un riconoscimento sociale alla categoria; è servito a darle la possibilità di aver voce nelle decisioni che vengono prese in difesa del mare e sulla pesca; è stato l'occasione di consultare i suoi rappresentanti e stendere un codice comporta mentale in difesa del mare e di loro stessi; infine ha fatto emergere l'importanza economica che può generare "il pescatore di mare",. Una volta che tale categoria sarà organizzata e ben rappresentata, con un coordinamento unico regionale per la miriade di piccole associazioni locali, allora si potranno costruire validi progetti di sviluppo turistico e sottoporli a finanziamento come le altre realtà turistiche già operanti nel territorio".

In un momento di crisi come questo, non è rischioso lanciarsi in un mercato nuovo?

"Sono orma i fermamente convinto, invece, che tale settore potrebbe rivelarsi molto interessante per la nostra regione. Consideriamo i dati del "Pescaturismo" con un incremento, ad oggi, del 20/30% del reddito per i pescatori professionali che hanno iniziato attività turistiche utilizzando le loro imbarcazioni. Un altro dato, per nulla trascurabile, è il fatturato generato dai pescatori subacquei, anche questo in continua crescita. All'inizio l'avevo volutamente ignorato, perché ormai da tempo i sub si dedicano molto più all'osservazione dei fondali e della fauna ittica. Poi però l'ho ripreso, perché va comunque a completare il quadro generale degli amanti del mare. Ad esempio, sono venuto a sapere che in un'area di tutela biologica denominata "Paguro", a circa 11 miglia dal porto di Ravenna, si trova il relitto di una piattaforma di perforazione AGIP che sprofondò il 29 settembre del 1965 per un incendio. Attualmente è visitato da circa 5.800 subacquei all'anno, provenienti da varie parti d'Italia e dall'estero, cui si aggiungono numerosi pescatori sportivi che, approfittando dell'incremento della fauna ittica, si appostano ai margini dell'area di tutela".

Allora, visto che l'Italia è circondata dal mare, è immediato pensare che sia solo un vantaggio investire e sostenere tutto ciò che è legato al mare e al turismo. In termini economici e in termini ambientali.

"Già sappiamo che il turismo sarà l'industria del prossimo millennio e le nazioni che sapranno valorizzare al meglio le loro potenzialità turistiche potranno emergere facilmente in uno scenario difficile di feroce globalizzazione. A tutti deve essere chiaro che le offerte "marine" avanzate dalle nostre regioni hanno un potenziale che nessun'altra nazione può vantare: a partire dal primato in fatto di ricchezze storico/artisti che offerte dall'entroterra e di tradizioni enogastronomiche riconosciuteci dal mondo intero. Con questi positivi rating di partenza non dovrebbe essere difficile impostare offerte di grande appeal per chi vuoi abbinare la sua passione per la pesca in mare ai desideri della famiglia".

Quindi, quale potrebbe essere un progetto di vacanza?

"Offrire la possibilità di passare qualche giorno a pescare in una riserva marina nel Veneto che ha tutti i presupposti di un'esperienza unica al mondo. Contemporaneamente, il turista-amante della pesca e del mare può programmare un periodo di ferie con la famiglia visitando le più belle città d'arte del nostro Paese e assaporando vini e ricette contese da tutto il mondo".

Il progetto pensato dall'Associazione "Per il Mare" non si è limitato ad organizzare un turismo coniugando solo mare -pesca -città d'arte. Un'altra idea che si è fatta strada è quella di considerare anche sport e rispetto ambientale.  "Un'idea stimolata dal gradito ritorno del tonno rosso nel nostro mare. Non certo come quello di anni fa, però quest'anno qualche tonno rosso, anche se non gigante, è tornato in alto Adriatico rendendo felici molti pescatori, l'obiettivo è proporre un progetto che gratifichi doppiamente i pescatori: con il piacere della pesca e quindi coinvolgendoli in una ricerca, messa a punto con biologi ricercatori marini,che prevede la cattura del tonno rosso, per fare un innocuo prelievo di sangue utile all'osservazione del suo stato di salute e l'innesto di un rilevatore che permetta di monitorare i suoi spostamenti". Lo scopo di questo progetto è arrivare ad avere una migliore conoscenza di questo meraviglioso animale e mettere a punto una strategia valida per la sua difesa. Sono diversi, infatti, gli obiettivi che si potranno raggiungere:

  • dare la possibilità ai pescatori di divertirsi pescando quanti più tonni possibili;
  • educare i pescatori ad un tipo di pesca non invasiva e finalizzata alla ricerca scientifica;
  • aiutare concretamente la ricerca scientifica mettendo a disposizione intere falangi di volontari motivati.

"E poi ho pensato -conclude Bellemo - di umanizzare tale ricerca assegnando un nome ad ogni tonno catturato, marchiato e poi rilasciato. Fatto questo, partirà una campagna per ''l'adozione a distanza" del tonno, conoscendone la storia dalla marcatura a quando è stato pescato. Un modo per stimolare l'interesse del grande pubblico e una coscienza del patrimonio ittico, come è successo nel caso dei cetacei e delle tartarughe, e credo che creeremo qualche problema a chi pesca illegalmente". La somma versata per l'adozione del tonno non solo contribuirà alla ricerca e alla sua salvaguardia, ma creerà anche i presupposti per insegnare un uso responsabile del mare. È la conoscenza dell'ambiente marino, della sua ricchezza e vivacità che porta al suo rispetto.




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