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Interveniamo subito per Difendere il Mediterraneo!!!

Il Mediterraneo sta cambiando a causa del riscaldamento del clima

 


Greenpeace ha pubblicato un bellissimo rapporto che si chiama “Un Mare d’Inferno”.

Tale rapporto raccoglie i risultati di anni di ricerche scientifiche che lo dimostrano inequivocabilmente. Con una bibliografia di quasi trenta pubblicazioni scientifiche, il rapporto mette a disposizione di tutti, con un linguaggio semplice e chiaro, le “prove” di un fatto ormai ben noto agli scienziati: il cambiamento climatico è già tra noi. Dobbiamo intervenire con urgenza per arrestare una deriva che rischia di essere incontrollata e irreversibile.

L’aumento delle temperature, le variazioni delle precipitazioni e quindi degli apporti di nutrienti dei fiumi, così come le possibili modifiche alle correnti – tutti effetti dei cambiamenti climatici - sono stati variamente correlati, insieme alla pesca eccessiva, alla diminuzione delle popolazioni di specie ittiche di importanza commerciale. Per esempio i piccoli pelagici, come le acciughe.

Lo stress causato da periodi relativamente lunghi di elevate temperature ha prodotto mortalità in massa di vari organismi, come molte specie di spugne, coralli (compreso il corallo rosso) e gorgonie.

Aggregati di mucillagini sono sempre più frequenti sia nel Tirreno che in Adriatico. L’effetto di soffocamento dei fondali di questa “copertura mucillaginosa” può essere grave. Tra l’altro, le mucillagini possono ostacolare anche le attività della piccola pesca costiera intasando le reti.

 

 

Un altro fenomeno a cui stiamo assistendo è una sorta di “sostituzione” più o meno rapida della fauna e della flora marina. Le specie “tradizionalmente” presenti sono sostituite con altre che tollerano meglio il caldo. Molto più preoccupanti sono le “invasioni biologiche” di specie che fino a pochi anni fa erano totalmente sconosciute nel Mediterraneo insieme alle “invasioni di alghe assassine”.

“Un Mare d’Inferno” evidenzia come il cambiamento climatico non agisce in isolamento, ma insieme a troppi altri fattori di degrado: inquinamento, distruzione delle coste, pesca eccessiva e distruttiva. E’ necessario gestire meglio le attività umane che operano sul mare, utilizzando uno degli strumenti più utili: le riserve marine.

Dobbiamo mettere al sicuro grandi aree di mare per garantire il funzionamento dell’ecosistema. Un mare in salute potrà resistere meglio allo stress imposto dal riscaldamentoglobale, mentre un mare malato non ce la farà.

Per questo dobbiamo far sentire la nostra voce perché sia realmente realizzata la Rete di Riserve Marine così come è già stato deciso a gennaio 2008 dalla Convenzione di Barcellona, il principale Accordo Internazionale per la protezione del Mediterraneo. Tale rete dovrà essere realizzata entro il 2012, ma, se non facciamo pressione, anche questa sarà solo una delle tante dichiarazioni di principio irrealizzate.

Giulio Bellemo


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