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...Svegliatevi !!!

Nessuno verrà a salvarci!

 

Se vorremo avere un futuro dovremo unirci e combattere uniti le nostre battaglie o rimarremo per sempre “quel volgo disperso che nome non ha”.


È strano che l’essere vivente più intelligente del globo terrestre assuma spessissimo atteggiamenti e comportamenti che di intelligente hanno ben poco. Sembrerebbe che sia una caratteristica del genere umano quella di farsi del male per poi doversi curare. Se osserviamo il comportamento di tanti essere viventi da noi ritenuti molto meno intelligenti, potremo notare che, di fronte ad un evento che genera danno, tendono a correggere questo evento in maniera da porre immediatamente riparo al danno rilevato e a contenerne quindi gli effetti negativi. L’“homo sapiens”, che in questi casi mi fa dubitare della correttezza della definizione, prima di cercare di porre rimedio a molti eventi già da moltissimo tempo riconosciuti dannosi, aspetta quasi sempre che il danno si evidenzi nella sua estrema totalità per poi cercare di correre ai ripari riuscendoci malamente con grande dispendio di energie e di risorse e, in molti casi, non riuscendoci affatto. Con questa metodica, che di intelligente ha ben poco, abbiamo causato danni irreparabili al pianeta terra e a molti dei suoi occupanti, abbiamo sterminato fino all’estinzione moltissime specie animali e vegetali, anche la salute dell’intero pianeta è minata alla radice a causa di un inquinamento che non ha più limiti e che non potrà più essere sostenibile ancora a lungo.

 

Nella foto il mercato ittico di Tokio: ciò che rimane del Tonno Rosso pescato nel Mediterraneo

Questa curiosa caratteristica del genere umano fa sì che si preferisca sprofondare nel baratro fino a urtare sul fondo per poi cercare di risalire con le evidenti e a volte insuperabili difficoltà, mentre sarebbe molto più facile, agevole e proficuo correre ai ripari per tempo e ottenere facili risultati positivi. È vero che a un singolo individuo è molto difficile spiegare che l’acqua bollente scotta se questi non si è mai scottato prima apprendendo quindi il significato di quel termine, ma una intera comunità composta da miliardi di individui dovrebbe essere in grado di fare tesoro dell’esperienza derivante dalla storia se la grande maggioranza di questi individui fosse veramente dotata di questa fantomatica intelligenza. Spero vivamente di sbagliarmi ma, alla luce dei fatti, sembrerebbe che la stragrande maggioranza del genere umano non sia poi cosi dotata in fatto di intelligenza, o almeno, i fatti lasciano trapelare questa sensazione. Questa lunga e poco edificante considerazione mi è scaturita ripensando alle battaglie che ormai quasi quotidianamente combatto per la salvaguardia del tonno rosso dato che mi riesce difficile capire i comportamenti di coloro che hanno a che fare, a vario titolo, con questa problematica. Credo che nessuno degli interessati possa più avere alcun dubbio sul fatto che abbiamo già sbattuto sul fondo da tempo, ciò nonostante non si è ancora presa nessuna iniziativa veramente efficace per almeno tentare di risalire. Il mondo politico sembra ignorare completamente il problema e continua a promuovere leggi assurde e insensate che ci portano nella esatta direzione contraria a quella giusta e necessaria, dobbiamo anche dire aiutato in questo da una serie di organismi consultivi e proponenti manovrati da coloro che hanno grandi interessi economici in questa vicenda e, preoccupati solo di arricchirsi facilmente, non hanno alcun scrupolo o patema per quello che rimarrà dopo il loro scempio.

 

Tanto per fare degli esempi concreti, di fronte ad una Comunità Scientifica Internazionale che sostiene la tesi che un prelievo di 15.000 tonnellate di tonno rosso annue sono il massimo prelevabile per non portare la specie all’estinzione, le nostre leggi ne concedono un prelievo legale di 32.000 tonnellate (più del doppio) ben sapendo che esiste un largo prelievo illegale, ben documentato dalle capienze delle gabbie e dalle consegne ai mercati, tale da portare il prelievo totale ad una stima per difetto di almeno 55.000 tonnellate. Di queste carenze legislative e politiche non si lagna di certo la pesca professionale che per compiere queste nefandezze riceve addirittura fondi e sovvenzioni di ogni genere. Sarebbe molto interessante fare una indagine conoscitiva sul tenore di vita di questi “poveri” pescatori bisognosi di continui aiuti dalla comunità per scoprire che, salvo rarissime eccezioni, vivono tutti ad un livello di gran lunga superiore alla media e tutto questo sfruttando un patrimonio che non è di loro esclusiva proprietà ma bensì di tutti quanti noi. Credo che sia giusto considerare che il pesce selvatico, come del resto la selvaggina, non è più come ai tempi antichi “res nullius” ma è oggi un patrimonio indisponibile dello Stato che ha il dovere di tutelare e difendere per far sì che questo patrimonio continui ad esistere anche per le generazioni future. Questo lo Stato, che dovrebbe rappresentare tutti noi cittadini, non lo sta facendo e lascia che una categoria di privilegiati, sfruttando leggi sbagliate ma spesso anche scavalcandole in senso peggiorativo, distrugga la risorsa tonno rosso e faccia scomparire dai nostri mari questa meraviglia della natura patrimonio dell’umanità. Ma la vera meraviglia viene dall’analisi del comportamento del mondo della pesca sportiva e ricreativa. Infatti se è vero che è poco comprensibile il comportamento dei professionisti in quanto distruggendo la risorsa tolgono il pane e il lavoro ai propri figli, l’ignavia e l’indifferenza dei pescatori sportivi e ricreativi è ancora meno comprensibile dato che non hanno nemmeno la falsa giustificazione di lucrare lauti guadagni come la pesca professionale. Dovendo contare sulla stessa risorsa per dare un senso alla loro attività ludica dovrebbero essere tutti uniti sotto una unica bandiera per difendere i propri interessi, ma purtroppo così non è. Questa enorme schiera di persone con interessi comuni, che tra praticanti e indotto supera largamente i due milioni di individui, è divisa da rivalità, animosità, accidie e invidie che non hanno alcuna ragione di esistere e che sono la causa del fallimento dell’intera categoria. Nonostante le potenzialità di un partito politico, la nostra categoria non ha alcun peso e alcuna considerazione nei tavoli dove si decidono le sorti e il futuro della nostra attività e per questo continuiamo a subire umiliazioni, penalizzazioni e vessazioni di ogni genere, lasciando campo libero ai distruttori della risorsa tonno rosso e della pesca in generale. Pensando al bistrattato popolo del mondo della pesca sportiva e ricreativa, da lontana e antica memoria dei banchi scolastici, mi tornano alla mente le rime del coro dell’Adelchi e voglio dire a questo popolo “svegliatevi” perché nessuno verrà a salvarci. Se vorremo avere un futuro dovremo unirci e combattere uniti le nostre battaglie o rimarremo per sempre “quel volgo disperso che nome non ha”.

 

 

Saverio Bersanetti

Vice Presidente Associazione “Per il Mare”

 


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